Assenzio e cioccolata

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CUOCO: Cristina Pilan
Gusto della trasgressione e buona cultura in una serata insolita


Devo ammettere che serate come “assenzio e cioccolata” sono vere e proprie “chicche” per il curriculum di una dimora storica come quella che, a Borgobello di Tricesimo, ha ospitato l’inconsueto ed accattivante assaggio. Frutto di una ricetta semplice ed efficace, l’eclettico evento ha associato due eccezionali ingredienti: l’inebriante e “fata verde” e la cioccolata, rigorosamente fondente; naturalmente all’assenzio! L’assenzio, che dopo decenni di proibizionismo (in Italia dagli anni Trenta), è nuovamente degustabile legalmente in Europa, deve la sua fortuna a Pierre Ordinaire, un medico francese che, fuggito alla Rivoluzione si stabilì, nel 1792 a Couvet, in Svizzera e qui scoprì l’Artemisia absinthium che utilizzò per distillare un liquore (68°) contenente anche anice, issopo, melissa e altre erbe comuni. Il suo preparato – tutt’altro che ordinario - divenne famoso come la fée verte: la fata verde. All’inizio dell’Ottocento comparvero molte distillerie in Svizzera e in Francia, che producevano vari marchi di assenzio, quella che poi divenne la bevanda di artisti e poeti famosi: Oscar Wilde, Toulouse-Lautrec, Alexandre Dumas padre, Picasso, Van Gogh, Hemingway e molti altri; la bevevano per trovarvi ispirazione. L’intrigante bevanda è stata presentata da Francesco Grazioli di Trieste, che nel suo locale lo propone in diverse fogge, come si usava nella Belle epoque. L’affascinante personalità di Francesco, la sua aura da incantatore di serpenti, l’entusiasmo che dimostra in ogni narrazione, in ogni preparazione, hanno presto contagiato tutti i presenti che, alla deriva nella magica atmosfera creatasi, hanno saputo apprezzare ogni sfaccettatura di quest’insolito evento. La degustazione delle cialde di cioccolata e assenzio di Piero Zerbin di Aquileia, un giovanissimo e promettente cioccolatiere mosso da un amore puro nei confronti di questo “cibo degli dei” e sperimentatore d’insolite associazioni, dell’amaro Pelinkovac di Sandro Abuja (produttori dal 1899), anch’esso ricavato dall’Artemisia absinthium, condita da grande cultura e da note simpatiche, hanno contribuito all’ottima riuscita di una serata permeata di magia e di un sottile senso di trasgressione. La piacevolissima compagnia, l’eleganza dell’ambiente, l’eccezionale degustazione, unite all’inebriante profumo dell’anice, hanno generato una singolare euforia non sovente percepibile. Una diversa dimensione? Non credo…semplicemente, esattamente questa...